
Il numero di
Agosto 2008
Il benessere degli animali in allevamento
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Introduzione
Per la prima volta il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, il Centro di referenza per il benessere animale, il Centro di referenza per la formazione in sanità pubblica veterinaria dell’Istituto zooprofilattico della Lombardia e dell’Emilia Romagna e la FNOVI propongono insieme un corso di formazione.
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Il piano nazionale per il benessere animale
Nel nostro Paese la protezione degli animali, inclusi pesci, rettili e anfibi, allevati o custoditi per la produzione di derrate alimentari, lana, pelli, pellicce o per altri scopi agricoli è regolamentata dal decreto legislativo n. 146/2001, attuazione della direttiva 98/58/CE e da norme specifiche relative all’allevamento dei vitelli, dei suini, delle galline ovaiole.
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Condizionalità e benessere animale
Il Reg. (CE) 1782/2003 e s.m.e i. reca disposizioni comuni relative ai regimi di sostegno diretto nell’ambito della politica agricola comune (PAC). Tale regolamento prescrive che ogni agricoltore beneficiario di pagamenti diretti è tenuto a rispettare alcuni criteri di gestione obbligatori (CGO) elencati in uno specifico allegato al regolamento.
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I suini
Il decreto legislativo 20 febbraio 2004, n. 53, pubblicato in G.U. n. 49 del 28.2.2004, recependo le direttive 2001/88/CE del 23 ottobre 2001 e 2001/93/CE del 9 novembre 2001 ed apportando numerose e sostanziali modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 534, ha profondamente innovato la normativa nazionale in materia di benessere dei suini in allevamento ed ha, almeno temporaneamente, stabilito quali sono i requisiti strutturali, manageriali e sanitari ai quali gli allevamenti suini devono rispondere.
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Il bovino da latte e da carne
Il Decreto Legislativo n. 146 del 26-03-2001, attuazione della Direttiva CE 98/58, tratta in generale la protezione degli animali negli allevamenti da reddito. Questo decreto impone un minimo di verifiche ma risulta decisamente limitato a rispondere alle esigenze specifiche del settore. Non essendoci quindi una normativa verticale sul benessere animale negli allevamenti bovini adulti, si attende che anche questa specie come le altre sia presto oggetto di specifica legislazione.
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I vitelli
Allo scopo di uniformare le procedure di controllo e di raccolta dei dati il Ministero ha redatto due modelli allegati alla nota del 25/07/2006: “verbale di sopralluogo” e “scheda riepilogativa annuale” per la trasmissione dei dati relativi ai controlli effettuati presso gli allevamenti. Il verbale di sopralluogo è suddiviso in 9 sezioni che affrontano i diversi aspetti relativi al benessere dei vitelli (personale, controllo animali, strutture, ecc.); per ogni sezione devono essere indicate le conformità o le non conformità riscontrate e gli eventuali provvedimenti adottati (prescrizioni, sanzioni).
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I cavalli allevati per la produzione di carne
La società moderna richiede prodotti di origine animale ottenuti da allevamenti in cui viene rispettato il benessere degli animali allevati. Per contro si registra che la quasi totalità ( 80%) di ciò che mangiamo proviene da allevamenti intensivi, situazione che apparentemente contrasta con una visione ottimale del benessere animale. È giusto quindi porci una domanda: è corretto allevare gli animali in queste condizioni?
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La bufala da latte
Il benessere animale è un argomento di grande interesse. Nonostante ciò, attribuire al termine benessere una definizione univoca e valida per tutti è molto difficile, infatti, a seconda che il benessere sia trattato da un medico veterinario, da un laureato in ingegneria o dal semplice uomo della strada questo concetto assume connotati ed implicazioni diverse.
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Il broiler: applicazione della direttiva 2007/43/ce
L’allevamento del pollo, negli ultimi 50 anni, ha rappresentato probabilmente la tipologia di maggiore evoluzione nella produzione di carne. Prova ne sia il fatto che, da alimento “per ricchi” (o della domenica), si è via via trasformata in una carne economica ed alla portata di tutte le tasche. Inoltre, trattandosi di una carne non vietata da alcuna religione, è utilizzata universalmente, e commerciata a livello globale.
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Il tacchino
Sebbene non con la stessa enfasi dell’allevamento di altre specie avicole (ovaiole o broilers), il benessere del tacchino allevato in maniera intensiva viene spesso criticato. Se passa in secondo piano è perché il tacchino viene considerato una specie minore, se però guardiamo le cifre relative al suo consumo e alla produzione a livello mondiale ed in particolare nel nostro Paese, le cose non stanno proprio così.
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I conigli e le lepri
L’Italia ha una produzione media stimata annua di circa 100.000.000 di capi (circa 300000 tonnellate) e come tale rappresenta il primo produttore Europeo (poco meno del 50% della produzione dell’U.E che si aggira sulle 700.000 tonnellate) ed il secondo produttore mondiale dopo la Cina. Tale numero di capi provengono pressoché completamente da allevamenti commerciali, e assai difficilmente potrebbero essere allevati interamente con i sistemi “estensivi” (es. allevamento a terra o biologico), proposti in alternativa all’allevamento commerciale.
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La selvaggina allevata per il ripopolamento e lo struzzo
Non tutti gli animali di interesse zootecnico sono stati normati per quanto riguarda la protezione degli stessi in allevamento. Sono soprattutto le “piccole specie” (faraona, selvaggina da ripopolamento e “pronta caccia”, struzzi ecc.) che sono state dimenticate dal legislatore. La presente nota cercherà di dare delle indicazioni sulle buone pratiche d’allevamento, sulle strutture di stabulazione, sulla tecnica degli impianti e sulla distribuzione dell’alimento e dell’acqua d’abbeverata in conformità al capoverso 1 dell’articolo 1 del Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 146. Le tecniche d’allevamento qui descritte e le considerazioni riportate sono il risultato d’indagini bibliografiche e di esperienze personali frutto anche di anni di ricerche e Tesi di Laurea svolte presso la sezione di Anatomia Patologica Veterinaria e Patologia Aviare dell’Università di Milano.
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I pesci d’acqua dolce
Un notevole interesse di natura pubblica, politica e commerciale si sta sviluppando relativamente al benessere animale, e naturalmente, anche gli acquacoltori tengono in particolare considerazione questo importante aspetto nella gestione dell’allevamento. Nonostante la molteplicità di interessi e la crescente pressione delle autorità a livello nazionale e comunitario a legiferare in materia di benessere degli animali di pesce il quadro normativo relativo è ancora piuttosto carente. La creazione di norme relative al benessere dei pesci d’allevamento richiede una approfondita comprensione non solo di aspetti inerenti la biologia ed implicazioni etiche, ma anche la soluzione di questioni pratiche pertinenti la valutazione e il controllo (ad esempio indicatori operativi di benessere) e le implicazioni economiche della loro attuazione.
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Le specie ittiche marine
Con il termine acquacoltura si intende l’allevamento di organismi acquatici mediante il controllo di almeno una fase produttiva da parte dell’uomo. Recentemente, per soddisfare le crescenti richieste del mercato, il tipo di allevamento più diffuso è quello intensivo che permette, con l’ausilio di tecnologie quali l’ossigeno liquido, di allevare ad elevate densità.
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Le più comuni specie esotiche
Per parlare di specie esotiche si potrebbero includere tutte le specie generalmente non ritenute “domestiche” e perciò quasi tutti gli animali che non vediamo normalmente nelle case, negli allevamenti o nei negozi. La realtà è un po’ così, e c’è gente che tiene di tutto, dai ragni agli elefanti. Parlando di allevamento, o detenzione di un numero significativo di soggetti (collezione o negozio), allora il gruppo delle specie interessate si riduce di molto. Poiché alcune di queste specie sono trattate da altri relatori (roditori, animali da pelliccia), cercheremo di concentrarci su altri aspetti della detenzione “commerciale” delle specie esotiche o “non-convenzionali”: uccelli, rettili e sulla formazione del personale addetto agli animali.
